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martedì 15 maggio 2012

RISPOSTE DEI CANDIDATI IN BALLOTTAGGIO ALLE AMMINISTRATIVE DI PIACENZA

In occasione del ballottaggio per le elezioni amministrative della città di Piacenza abbiamo pensato che poteva  essere utile sapere come si pongono i due candidati nei confronti della Mozione contro l'Omofobia che è stata approvata in Consiglio Comunale ormai un anno fa (e che purtroppo ad oggi non ha avuto alcuna applicazione concreta). Se non sapete di cosa stiamo parlando CLICCATE QUI. Premesso che non ci sembra molto sensato approvare una Mozione per poi disattenderla per un anno, cogliamo l'occasione per ricordarvi che la risposta alla nostra domanda da parte del candidato Sindaco Paolo Dosi (che ci aveva risposto in occasione delle primarie del PD) è stata:

Con riferimento alla vostra lettera aperta vi confermo la mia disponibilità a sottoscrivere la mozione di cui all'oggetto.
Paolo Dosi

Per quel che riguarda il candidato Sindaco Andrea Paparo, invece, abbiamo ricevuto una risposta più articolata:

Buongiorno,
credo che sia compito di ogni amministratore quello di lavorare per la coesione sociale, la tolleranza e il contrasto alle discriminazioni. In quest’ottica, la vostra associazione troverà sempre un punto di riferimento certo nel Comune, che, in base alle mie intenzioni, potrà aderire alla giornata europea contro l’omofobia e sostenere la vostra proposta per l’istituzione della giornata nazionale. Credo invece che non sia necessario sostenere la necessità di una norma che consideri un’aggravante l’omofobia nei casi di violenza: penso infatti che la violenza sia sempre e comunque ingiustificabile e che per questo ogni gesto di questo tipo vada punito con la medesima intransigenza. Penso che introdurre un’aggravante di questo tipo andrebbe nel senso di riconoscere una diversità di trattamento che, se non sbaglio, è una delle cose contro cui lotta la vostra associazione.
Vi ringrazio per avermi interpellato e per la vostra attenzione.
Andrea Paparo
 La risposta di Paolo Dosi è estremamente sintetica, e ammettiamo che ci risulta abbastanza sibillina, pertanto non ci sembra di avere abbastanza elementi per inquadrarla e commentarla. Ci riserveremo di farlo se verrà eletto e avremo modo di verificare in concreto il suo punto di vista. Per quel che riguarda la garbata risposta di Andrea Paparo, invece, ci sentiamo in dovere di chiarire alcune cose relative al nostro punto di vista su di un'ipotetica aggravante per i reati di omofobia. Infatti, per quanto incredibile possa sembrare, siamo d'accordo con lui: nel senso che anche noi pensiamo che la violenza - fisica o psicologica - debba essere condannata con la stessa fermezza a prescindere dalle sue radici. Il punto però è un'altro: ci sono categorie di persone più vulnerabili ed esposte di altre, proprio perchè non vengono aggredite in quanto persone, ma in quanto categoria, e una legge supplementare per difenderle - come avviene in praticamente tutte le nazioni civili del mondo occidentale - può servire da deterrente per chi le prende di mira. Per fare un esempio concreto e paradossale: immaginiamo un mondo in cui, una bella mattina, in tutta Italia si iniziassero a leggere scritte come "Paparo al rogo" e altri insulti indirizzati a chi si chiama Paparo. Immaginiamo un mondo in cui chi si chiama Paparo può essere aggredito a coltellate per strada solo perchè si chiama Paparo o perchè gira mano nella mano con un'altra persona che si chiama Paparo. Immaginiamo un mondo in cui, se in una discoteca si scopre che c'è un Paparo viene preso a calci e a pugni dai buttafuori che non vogliono Paparo nelle loro discoteche. Poniamo che ci siano dei datori di lavoro che si rifiutano di assumere una persona solo perchè si chiama Paparo, o magari perchè ha degli amici che si chiamano Paparo. Poniamo che ci siano politici che fomentano l'odio verso chi si chiama Paparo, perchè li presentano come l'origine di tutti i problemi possibili e come un male della società, e che anzi vanno fieri del fatto che nel nostro paese le coppie composte da due persone che si chiamano Paparo non sono riconosciute in quanto tali. Un mondo in cui per i ragazzini (e non solo) la parola Paparo viene usata come insulto e chi viene anche solo sospettato di essere un membro della famiglia Paparo può essere vittima di pesanti atti di bullismo, un mondo dove chi si chiama Paparo arriva al punto di inventarsi un nome falso per tutta la vita nel tentativo di tutelare la propria incolumità. In un mondo del genere una legge supplementare per tutelare chi ha la sola colpa di chiamarsi Paparo avrebbe senso oppure significherebbe una disparità di trattamento?
Alla prossima.

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