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lunedì 19 novembre 2007

Riflessione della settimana

Nell'ultima settimana mi sono capitati un paio di incontri con due ragazzi di 18 anni, entrambi gay ed entrambi di Piacenza, ed è stata una buona occasione per riflettere sul perchè e il percome la nostra associazione non è frequentata da ragazzi di quell'età. In realtà questi due ragazzi hanno due vite completamente diverse, ma in entrambi i casi credo che sia il fatto che sono diciottenni in Italia (e in particolare a Piacenza) che, per ragioni quasi opposte, finora li ha tenuti lontani da noi. Adesso dovrei motivare questa affermazione nel rispetto della legge sulla privacy, immagino, quindi li chiamerò X e Y. Partiamo da X: è nato e cresciuto a Piacenza (dove vive), sta in una famiglia decisamente benestante, da poco è dichiarato in casa e questo non gli ha creato grossi problemi. In compenso per la sua famiglia ciò che conta è l'immagine, quindi gli hanno imposto di iscriversi a Forza Italia e di fare un liceo che in realtà non gli interessava, ma lui ha fatto buon viso a cattivo gioco pensando - comprensibilmente - che una famiglia che offriva certe possibilità era il caso di tenersela buona. Nonostante alcuni vincoli legati alla sua età (che probabilmente verranno meno fra qualche anno), non ha particolari problemi di spostamento e di portafoglio (perlomeno a giudicare dalle sue Gucci da 370 euro). Ha le sue frequentazioni gay e ha avuto le sue storie. E' un ragazzo intelligente, simpatico e sensibile, ma in tanto tempo che lo conosco non sono mai riuscito a convincerlo a venirci a trovare. Da dove arrivano queste remore? Non certo da difficoltà pratiche. Quindi di cosa si tratta? Pigrizia? Non credo: secondo me si tratta di blocchi psicologici che hanno radici in qualcosa di più profondo, magari al fatto che - come tanti gay piacentini - riesce ad accettarsi di più se circoscrive la sua vita gay ad un ambito ricreativo/affettivo e senza implicazioni di altro tipo. D'altra parte in questa città (e in questa nazione) la maggior parte dei gay (ma in effetti anche la maggior parte dei giovani) si comporta proprio così, ed è comprensibile che un diciottenne prenda come riferimento questi comportamenti senza porsi troppi problemi.
Ieri invece ho rivisto Y, un ragazzo che incontro saltuariamente da un paio d'anni e che "seguo" da quando si è rivolto a noi a causa di parecchi problemi che lo affliggevano. E' di origine maghrebina, famiglia musulmana trapiantata in Italia quando era molto piccolo, quindi culturalmente lui è molto italiano. La sua famiglia, mi diceva, è tuttosommato più aperta di tante famiglie italiane, però il clima che si respirava in casa sua non era per niente bello ed essendo lui estremamente sensibile è finito ricoverato in ospedale diverse volte e ha sofferto di crisi depressive. Io l'ho conosciuto fra due di queste crisi, quando la sua psicoterapeuta gli consigliò di rivolgersi a noi per relazionarsi con altri gay (e poi dicono che l'ARCIGAY non serve a niente!). Nonostante la giovane età ha deciso di lasciarsi la sua famiglia alle spalle, ora vive in una casa famiglia in provincia da dove tutti i giorni prende il suo autobus per andare a fare la scuola che lui ha scelto, e come se tutto ciò non bastasse fa anche il volontario alla croce rossa: è un ragazzo in gamba e l'unico motivo per cui ancora non si dichiara con tutti è perchè obbiettivamente la sua situazione è molto precaria e non può permettersi di rischiare quel poco di stabilità che ha ottenuto. Lui vorrebbe venire in associazione, frequentare altri gay con cui confrontarsi in maniera costruttiva, ma non può: perchè noi ci troviamo dopo le 21,00 e lui non ha mezzi pubblici a quell'ora, e non ha nessuno che gli può offrire un passaggio (anche perchè ovviamente la sua casa famiglia - come tutte le case famiglia italiane - ha un certo taglio, che non è esattamente...Come dire...Laico). E qui mi verrebbe da rinfacciare al comune e alla provincia tutta il fatto che - ancora nel 2008 - non pensa ai giovani che non abitano in città in quanto tali (che non necessariamente sono automuniti) e alle loro effettive esigenze, ma questo richiederebbe un discorso a parte, quindi meglio lasciar perdere. Questa piccola esternazione mi serviva giusto per ribadire che non c'è un solo modo per essere gay, nemmeno a Piacenza, ma anche che - disgraziatamente - ci sono delle fascie d'età che per un motivo o per l'altro vengono penalizzate proprio nel momento in cui ne avrebbero meno bisogno. E la vita in provincia non aiuta granchè.

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